Oggi vi proponiamo un esercizio di consapevolezza emotiva mediante la visione del documentario “Human.
In terapia si è soliti domandare ai pazienti in quale/quali parte/i del corpo percepiscano un’emozione. Tuttavia può risultare molto difficile riuscire a localizzarla. Molti pazienti ammettono di non saper rispondere o forniscono un quadro vago.
Questo esercizio può essere davvero utile per aiutarci ed aiutarli ad acquisire questa competenza!

Il documentario “Human”

Il documentario Human è stato girato dal regista francese Yann Arthus-Bertrand.
Egli ha affermato che “tutti gli esseri umani sono importanti e hanno qualcosa da dire”. Con il suo lavoro ha quindi cercato di effettuare una campagna di sensibilizzazione riguardo a tematiche importanti quali il senso della vita, la morte, il dolore e la sofferenza, la felicità e i valori. Soprattutto ha cercato di mettere a nudo l’umanità che accomuna tutti gli esseri umani del pianeta. Per farlo ha effettuato 2020 interviste. Le riprese sono durate 2 anni emezzo e sono state girate in ben 60 Paesi diversi nel mondo e in 63 lingue diverse.
Il film si trova su You Tube, dunque può essere guardato gratuitamente da tutti.
Per un esercizio di consapevolezza emotiva consigliamo la versione breve visionabile a QUESTO LINK. (Per chi volesse approfondire, sempre su You Tube troviamo anche il film completo della durata di 3h e 10 minuti. Ecco qui il link ).

Perché “Human” ci permette di fare un esercizio di consapevolezza emotiva

Le stupefacenti immagini del mondo e le musiche scelte permettono di lasciar sedimentare riflessioni empatiche. Tuttavia ciò che fa davvero la differenza sono i protagonisti: le persone. I loro racconti risultano altamente impattanti da un punto di vista emotivo. Parlano guardando dritto nello schermo, come se ci stessero fissando negli occhi. I ritmi sono lenti. Assomiglia al setting della terapia senza l’attenzione verso il Sè del terapeuta. Non c’è il pensiero di dover dare una risposta. Manca l’energia rivolta nel restare focalizzati sul paziente con quella prontezza volta alla guida e all’aiuto.
Siamo solo uditori di qualcosa che ci risuona dentro, che risveglia la nostra empatia e ci mette a nudo.
Risulta anche molto diverso dalla visione dei film usuali. Nei film possiamo provare emozioni e immedesimarci negli attori. Una parte di noi resta però consapevole del fatto che si tratti di finzione. I neuroni specchio sono al lavoro, ma il coinvolgimento risulta diverso perchè le scene si susseguono con velocità seguendo il filo conduttore di una storia unitaria. I ritmi rammentano quelli che viviamo abitualmente nella nostra quotidianità. La struttura del documentario presenta invece il susseguirsi di persone diverse. Ogni volta il coinvolgimento finisce e ri inizia da capo consentendoci di effettuare un esercizio di competenza emotiva.

A chi può servire questo esercizio di consapevolezza emotiva?

Questo esercizio può essere svolto da chiunque non presenti un quadro patologico particolarmente grave. Questo per evitare che quanto ascoltato rappresenti un trigger che per alcuni potrebbe sfociare in iper attivazioni e tendenze all’azione disfunzionali.
Può essere un ottimo strumento per terapeuti/e in training. Può essere consigliato come compito a casa per alcuni pazienti che faticano nella localizzazione delle attivazioni corporee relative ai cambiamenti emotivi.

Tre semplici step per effettuare un esercizio di consapevolezza emotiva

  1. Scegli un angolino di casa tua che ti permetta di godere di silenzio e comodità. Se possibile guardalo da solo senza distrazioni.
  2. Per un’esperienza maggiormente immersiva puoi utilizzare cuffiette e tablet. Ovviamente non si tratta di una prerogativa indispensabile.
  3. Inizia a guardare il documentario cercando di porre attenzione alle variazioni che avvengono nel tuo corpo man mano che ascolti le persone parlare. Potrai percepirle a livello della gola, del respiro, del petto, della pancia, del cuore, della sudorazione.
    Ti consigliamo di non prendere appunti ma di restare completamente immerso nell’esperienza.
    Al suo termine non sarà importante ricordare che cosa avrai avvertito e in quali momenti, ma percepire di averlo fatto.

Perché è importante la consapevolezza emotiva

L’elaborazione emotiva avviene con una velocità estrema. Il cervello impiega 100 millisecondi per reagire, rispondere e imprimere l’emozione sul volto. La corteccia frontale impiega 600 millisecondi per registrare la risposta e neutralizzare l’espressione facciale.
Tutto ciò sfugge dalla nostra consapevolezza cosciente. Dobbiamo dunque cercare di organizzare gli elementi fondamentali delle emozioni. Uno di questi è la localizzazione.
Se prima alla domanda “dove senti questa emozione?” rispondevamo un imbarazzato e confuso “nella pancia” giusto per non stare in silenzio, adesso dovremmo davvero aver fatto esperienza di specifiche sensazioni in determinate zone corporee.
Questa nuova competenza ci servirà nella quotidianità. Ci permetterà di riuscire a cogliere con maggior consapevolezza (se pur con gradualità) le variazioni corporee legate alle emozioni anche nella frenesia delle esperienze quotidiane!

Per chi desidera approfondire

Questo esercizio può dirsi concluso.
Tuttavia per chi desidera spingersi oltre forniamo alcune domande per esplorare maggiormente l’esperienza emotiva.

Al termine della visione puoi cercare di ricordare una sensazione fisica che ti ha particolarmente toccato. Dopodiché puoi cercare di rispondere a queste domande:
1. Che emozione stavo provando in quel momento? Riesco a darle un nome?
2. Quando è successo? Che cosa l’ha fatta scattare? Chi stava parlando nel video e cosa stava dicendo?
3. Che cosa ho percepito dentro di me in quel momento? Un segnale di allarme, minaccia e pericolo? Oppure sicurezza?
4. Che cosa mi sono detto al riguardo? Che cosa ho pensato? Es. “Pensa se succedesse a me…”
5. Che reazione pratica ho avuto a livello comportamentale? Es. ho chiuso gli occhi, ho allontanato lo sguardo, mi sono morsicato il labbro, ho preso in mano il cellulare per distrarmi ecc… ecc…

Se vuoi approfondire il ruolo delle emozioni nella terapia Eft e le cinque porte di accesso alle emozioni che il terapeuta Eft utilizza in seduta puoi leggere questo articolo.
(Tutto ciò riguarda ovviamente il lavoro intrapsichico. A livello interpsichico vi è poi anche da considerare l’impatto che un partner ha sull’altro e il ciclo disfunzionale, ma ne parleremo in un altro articolo!)


Buon esercizio di consapevolezza emotiva!

Dott.ssa Sara Foradini

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