“Ho deciso, si parte!”

Cosa mancava alla tua vita professionale quando hai deciso scegliere formazione EFT? Quale è stata la leva che ti ha spinto a iscriverti a uno dei nostri corsi?

Quando mi sono avvicinata alla formazione in EFT sentivo di non avere un valido modello di riferimento nel lavoro con le coppie. Essendo psicoterapeuta avevo certamente la mia formazione di base, analitico transazionale e un valido approccio terapeutico di riferimento nel lavoro con i pazienti, ma sentivo che ciò non era sufficiente. Mi sentivo teoricamente ricca di concetti ma praticamente persa, senza una direzione di lavoro e dei passi concreti da seguire nel lavoro con le coppie.

Ogni volta che entrava una coppia nel mio studio mi sentivo terrorizzata. Soprattutto di fronte ad una escalation dei partner mi sentivo quasi sempre triangolata e con un pervasivo senso di inadeguatezza nel poterli aiutare. Ovviamente con il tempo le mie emozioni negative hanno preso il sopravvento e avuto ripercussioni sulla qualità del mio operato, che rimaneva sempre ad un livello superficiale, fino alla decisione di non ricevere più coppie a studio, a discapito del mio desiderio di seguirle.

Poi nel 2019 navigando in rete, casualmente, mi sono imbattuta nella pubblicità dell’externship in EFT che si sarebbe tenuta a Roma pochi mesi dopo. E iscrivendomi mi sono letteralmente fiondata in questa nuova avventura. Devo dire che ho scelto di pancia questo approccio e, come accade spesso nelle mie decisioni mosse da intuito, non mi sono ancora pentita.

“La notte prima di partire”

Cosa ti aspettavi dal corso? Come ti sei avvicinata all’incontro? Con quali pensieri e emozioni? Insomma, come hai dormito “la notte prima?”

Il mio primissimo approccio con l’EFT, in preparazione alla partecipazione externship, fu un video di Sue Johnson che mi colpì per la somiglianza con il mio approccio teorico, analitico transazionale, molto processuale nel lavoro con le coppie. Lo scelsi in prima battuta perché era facilmente integrabile con quanto avevo studiato e fatto mio nel lavoro con i pazienti.

Ma la scelta di proseguire nella formazione non fu certo “di testa”, posso dire che sperimentai un vero innamoramento e oltrepassando le barriere tecnologiche, quel video catturò la mia curiosità.
In particolare, fui attratta dalla semplicità con cui si parlava di concetti complessi e mi persuase questa modalità di conduzione di seduta, decisamente efficace, che arrivava dritto al cuore delle persone, con l’essenziale, senza troppi orpelli.

Nel video esemplificativo di una seduta Sue riusciva a mettersi al livello delle persone, li riempiva di rinforzi e gioiva con loro dei traguardi compiuti. Davvero camminava insieme a loro, sintonizzandosi con il loro ritmo. Parlava ad ognuno di loro, dando eguale attenzione ma valorizzando le differenze e peculiarità di ciascun partner, ad una distanza emotiva minima e con un calore che avrebbe coinvolto anche la persona più gelida. Istintivamente le persone erano catturate da quel modo e condotte per mano a camminare con lei, dissolvendo le loro resistenze al cambiamento. Piangevano e si coinvolgevano coraggiosamente superando le loro paure e il loro traumi relazionali.
Mi sembrò la danza ipnotica di un bellissimo serpente che sapeva benissimo dove stesse conducendo le persone davanti. Non c’era improvvisazione, ma fluido savoir faire. È come se, con semplicità, si dispiegasse qualcosa di molto complesso. In seduta non si dava troppo spazio alle lamentele, ai contenuti, ma si andava subito al sodo dei processi emotivi, creando connessione a partire dalle ferite emotive dei partner.

Sue nel video parlava di amore, attaccamento, fiducia, connessione e quindi dei bisogni fondamentali di ogni essere umano, proponendo alle persone che si affidavano a lei una strategia efficace per arrivare al bersaglio. È difficile adesso spiegare razionalmente un qualcosa che coinvolge direttamente la pancia e il cuore delle persone.

Dopo aver visto il video mi sentì catturata emotivamente dalla sua dolcezza, quasi materna, contenuta nei giusti confini professionali e decisi di volermi avvicinare a quella morbida autorevolezza.
Andai carica di curiosità alla prima formazione in EFT, piena del calore di quelle emozioni, decisa a mettere in discussione i miei blocchi con le coppie che mi chiedevano aiuto.

“Un incontro inaspettato”

C’è una cosa in particolare che ti ha colpito durante la formazione?

Arrivata all’ externship ci hanno accolto Lieven, Giulia e Andrea, le traduttrici, cuffie e un ambiente formativo classico. Mi sono seduta inizialmente nelle file dietro dell’enorme stanza. Ero venuta sola ed ho iniziato a guardarmi incuriosita intorno. Il disagio del luogo nuovo e sconosciuto si è dissolto a breve perché ho riconosciuto Giuliana, una collega del mio stesso quartiere romano che si era seduta accanto a me. Poco dopo ci è stato chiesto di avanzare di posto, quelli che avevamo scelto erano in realtà già occupati, e sorrido nel ripensare che ci siamo trovate entrambe in prima fila, accanto agli organizzatori, di fronte a Lieven, il relatore, con lo sguardo impanicato di chi non è abituato a stare davanti in queste circostanze e nella vita. Lui ci ha sorriso e ci siamo guardate anche noi sorridendo e da quel momento si è creata tra noi una scintilla di connessione che permane dopo anni e che custodiamo nel cuore.
È un inizio banale, forse, come tanti inizi, ma per me gli inizi dicono tutto; gli occhi che sorridono e l’accoglienza sono il marco di fabbrica di questa community, unita all’entusiasmo, al calore, al rispetto dei modi e tempi, alla propositività, spontaneità, umanità.

Sono tanti altri gli ingredienti che ho potuto sperimentare fin da subito. Mi colpisce che nessuno si senta arrivato chissà dove, ci si sa accostare all’ultimo arrivato mettendosi al servizio con umiltà, e sempre, ma davvero sempre, con un sorriso disponibile. Si respira una bella sintonia ed è piacevole e stimolante partecipare alle numerose proposte. C’è una cura al dettaglio per far sentire i partecipanti membri di un qualcosa di più grande e accudente. In altre parole si fa esperienza diretta di quello che poi si trasferirà nel lavoro con le coppie.

Se ripenso al mio approccio con la EFT devo ammettere che sono stata catturata prima come persona che come professionista. Il video di Sue prima, e l’intera formazione poi, tra externship e core skill, ha toccato innanzitutto le mie corde personali e per un attimo ho dimenticato le mie difficoltà con le coppie nello studio. Ma questa dimenticanza si è rivelata provvidenziale. Affidandomi ad un nuovo approccio quasi alla cieca, senza troppe sovrastrutture professionali, lentamente quella calma e quel calore hanno dissolto le mie paure nel lavoro con le coppie. Paure che, come scopri in seguito durante il training, erano legate alla mia storia di attaccamento e quindi profondamente radicate dentro di me. Oggi posso dire che più che la teoria serviva un balsamo, un luogo sicuro in cui potermi sperimentare, una comunità di colleghi accogliente, dove sentirmi una valida professionista, sempre in formazione. L’incontro con la EFT è stato per me quel balsamo emolliente, idratante, necessario per lenire le mie ferite personali e dove sperimentare la giusta dose di sicurezza e coraggio nel lavoro con le coppie.

La ricchezza di questa community sta molto nella possibilità di aggiornarsi su vari aspetti di approfondimento e sperimentarsi in piccoli gruppi e sentirsi sempre guidati, accompagnati e valorizzati. Fare pratica, guidati, è una risorsa non indifferente. Apprezzabile lo sforzo organizzativo in tal senso.
Poi la formazione assume sempre più una dimensione mondiale e si arricchisce in splendore e diversità grazie ai relatori che abbiamo la fortuna di conoscere. È arricchente far parte di una comunità in continua crescita.

“Ciò che resta del viaggio”

In cosa ti ha cambiato questa esperienza? Cosa sta portando in più nel tuo lavoro?

Mi colpisce pensare a quanto l’ambiente della community sia stato per me terapeutico. E lo è stato fin dal primo momento. E mi è bastato trasferire nella stanza di terapia gli stessi ingredienti che fin dal principio ho respirato nella formazione, in questa che ora definisco la mia casa formativa.

Oggi le coppie entrano nel mio studio e si accomodano sul divano pensato per loro. Voglio che sentano subito il calore ed un ambiente confortevole, creato su misura. Mi metto vicina a loro perché voglio che sentano che non sono soli e che sono coraggiosi a prendersi cura del loro amore. Non è scontato oggi chiedere aiuto, è più facile distruggere e cambiare rotta, piuttosto che ricucire e riparare. È arduo mettersi in discussione soprattutto quando bisogna fare i conti con ferite traumatiche del nostro passato.
Mi ricordo tutto questo quando vedo una coppia che varca la soglia del mio studio e glielo dico subito che sono supereroi, coraggiosi e mi sento onorata a poterli accompagnare in questo viaggio d’amore.
Sono fiera anche e soprattutto quando mi mostrano il loro peggio, le loro parti più vulnerabili, ed iniziano a litigare in seduta. Io sto li con loro, li guardo con attenzione e amorevolezza, perché è prezioso ciò che si dispiega davanti ai miei occhi e so che faremo tesoro di ogni momento osservato. Sarò il loro occhio e gli permetterò di vedersi dall’esterno per conoscersi meglio. Stanno lottando per la loro coppia ed io sono testimone di una impresa eroica. Non ho più paura di loro. Mi commuovo per loro e con loro.
Oggi credo sia bellissimo lavorare con le coppie, forse ancora di più che individualmente. Mai avrei pensato di arrivare a questa conclusione.

È faticoso e impegnativo praticare EFT, quando termina la seduta a volte tremo per la tensione accumulata. Ma poi sorrido pensando al flusso delle emozioni che ancora circola nelle mie vene e sta andando via. Mi sento grata di sentire tutto questo. Penso al circolo d’amore nelle vite di ognuno di noi che si trasferisce da una persona all’altra e sono felice di aver fatto da tramite, come un filo elettrico che conduce energia. Sono grata perché sento quello che sento e so di essere nel posto giusto al momento giusto.

Non so se un altro modello formativo avrebbe avuto lo stesso risultato. Probabilmente si, ma oggi sento di essere piena non solo di formazione, ma soprattutto di volti accoglienti impressi nella testa e nel cuore.
So che se chiederò aiuto a Giulia e Andrea ci saranno sempre, al massimo delle loro possibilità. Non sentirsi soli nella nostra professione credo sia un tesoro inestimabile. Ed è questa certezza che ho trovato.

Dopo anni rimane accesa anche la fiammella della curiosità. Ho approfondito l’EFIT e so che continuerò a formarmi grazie alle numerose possibilità che ci vengono offerte come soci. Questo è necessario.
Credo che ancora ci sia bisogno di praticare molto per entrare nel modello. E non parlo di perfezione. Credo che ognuno debba trovare il proprio modo di starci. Io possiedo delle caratteristiche nel mio essere terapeuta che non sono uguali allo stile di un altro. Credo che la community si arricchisce proprio delle peculiarità di ognuno dei suoi membri. Quindi più efteers consapevoli ci sono più ricca sarà la comunità.

foto Dott.ssa Angela Maluccio

Dott.ssa Angela Maluccio

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