Lorenzo Mattotti – Credits

C’è una grande foresta intorno a me. È tanto magnifica quanto misteriosa, ma anche se i miei primi passi sono incerti – come lo sono sempre – non ho paura. Ho scelto io di entrarci. Sono stata io a decidere di incamminarmi fin qui.

Intorno a me, davanti, e dietro e sopra e sotto c’è l’immenso e meraviglioso bosco dell’animo umano.

I rami degli alberi si intrecciano, i tronchi si piegano e si toccano, e le fronte puntano al cielo, in cerca di luce e sole. Il profumo è intenso. A terra, muschio e funghi, edera che si arrampica sulle cortecce, rovi e bacche. La musica del bosco è fatta di vento e di foglie che scricchiolano, di suoni e di respiri. Di silenzi improvvisi, grida, voci rotte e appena sussurrate. Le creature intorno a me parlano, a volte piangono, altre esitano, si trattengono. Qualcuno mi cerca e si avvicina. Qualcuno fugge.

In questa meravigliosa quanto misteriosissima foresta dell’animo umano, le emozioni cantano la melodia della vita e ballano la danza dell’attaccamento.

Sembra proprio la scenografia di una favola, tanto che quasi, da un momento all’altro, mi aspetto di scorgere Cappuccetto rosso con il suo cestino, o Hansel e Gretel che si tengono per mano.

Rispetto ai boschi delle fiabe, la differenza è che questa foresta è piena di cartelli e segnali. Le indicazioni portano i nomi dei pensatori che per primi hanno tracciato i diversi approcci.

Ogni cartello prova ad attirarmi verso la sua destinazione.
Ogni segnale recita lo stesso slogan: “direzione obbligatoria”.
Ogni sentiero porta a un diverso anfratto, chiuso a tutti gli altri, con muri invalicabili e regole strettissime.

Io cammino. Studio, esploro. Guardo i segnali, annuso l’ambiente, ascolto le diverse sintonie, provo a sintonizzarmi col bosco per capire dove andare. Ma soprattutto, cerco la mia strada.

I cartelli dovrebbero aiutarmi, eppure mi disorientano perché alla fine di ogni sentiero trovo un cancello altissimo.
La targa è chiara: per superarlo, serve una chiave che è anche un giuramento.
La chiave è una fede cieca e il giuramento è una devozione assoluta nei confronti di ogni specifico dogma, e dei relativi protocolli.

Oltre i cancelli, trovo altre indicazioni. Trovo etichette, e schematizzazioni precise al capello che dividono le emozioni in giuste e sbagliate, adattive e disadattive, corrette e patologiche. Trovo sentenze. Trovo definizioni e disciplinari che standardizzano qualcosa che invece io, nel mio cuore, non riesco proprio a livellare, né voglio giudicare.

Di colpo, la foresta dell’animo umano mi appare come una giungla.

«Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte…»

Mi sento persa, disorientata, tanto che inizio a provare un po’ di ansia. I battiti accelerano. Il fiato si fa corto. La foresta sembra volermi inghiottire.

Allora mi fermo. Respiro. Alzo gli occhi e le antenne.

Guardo le creature intorno a me e mi chiedo:
Cosa cerco?
Di cosa ho davvero bisogno per trovare la mia strada?
Dove voglio che porti questa strada?

Di fronte a tante “targhe” e a troppe sentenze, prima di perdermi in quello che ormai percepisco come un labirinto, capisco di aver bisogno di una bussola.

Per fortuna, non devo cercarla…
La bussola che mi serve non è un oggetto. Non è un manufatto.
È qualcosa che esiste da quando esiste la vita sul nostro pianeta.

La bussola che mi serve è l’essenza della vita stessa, il principio che la regola e la salvaguarda.
È il farmaco più potente dell’universo.
È il Sole di ogni foresta.
È la danza che nutre ogni fibra del nostro essere, il nutrimento fisiologico di ogni nostra cellula.

L’amore è la bussola che mi ha portato alla strada che cercavo.

La strada mi ha condotto alla “casa” che sognavo di costruire per accogliere le emozioni del mondo e abbracciare, finalmente, la meravigliosa foresta dell’animo umano.

Niente più muri.
Nessun cancello.
Basta “label”.
Solo accoglienza, comunione, comprensione, connessione, supporto.
In una parola: apertura.
Vera, totale, non di facciata, ma nel profondo.

Aprirmi alle emozioni, mi ha aperto al mondo, svelandomi un intero universo fatto di infinite galassie di emozioni, tutte valide, tutte okay.

Ecco cosa mi ha fatto innamorare del sentiero che ho scelto e che non ha ancora smesso di riempirmi di meraviglia: la sua apertura!

L’apertura dell’universo EFT – Emotionally Focused Therapy – va oltre il concetto di “inclusione”.
In senso letterale, includere significa chiudere dentro ed è quindi inevitabile che qualcuno o qualcosa resti fuori…

Accogliere, invece, significa spalancare “i cancelli”.
Sempre. E comunque.
Senza giudicare.
Senza etichettare.
Senza mai incasellare le persone, le loro emozioni, i comportamenti e i pattern che per qualche motivo hanno scelto di seguire.

Certo che non è facile…
La strada dell’apertura inizia in salita e subito ci costringe a scardinare buona parte dei paradigmi con cui siamo cresciuti, lasciandoci alle spalle ogni giudizio.

Come?

Che ne dite se ne parliamo nel prossimo post?
Fatemi sapere cosa ne pensate!

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