#tango EFT #forrò

L’EFT ci insegna a danzare con i nostri clienti, con le coppie e gli individui che chiedono il nostro aiuto per i loro cuori infranti, per le sofferenze e per i bisogni negati.

Lo fa con le bellissime parole di Sue Johnson, e lo fa anche nella sua pratica, con la metafora della danza applicata ai conflitti, esteriori, fra persone importanti le une per le altre, e interiori.

Per Sue Johnson, e per noi che ne seguiamo le orme, il conflitto è una danza perpetua che si auto-alimenta. Nel conflitto non ci sono colpe, né responsabili, solo cicli che col passare del tempo diventano ricorrenti. La buona notizia è questi cicli si possono cambiare. Soprattutto con l’aiuto di una guida che accompagni i partner verso nuove strade e nuove danze.

Come?

Attraverso cinque movimenti chiave che ricorderemo tra poco. Ma prima… un passo indietro.

Cos’hanno in comune l’Emotionally Focused Therapy e il ballo?

La similitudine della danza abbraccia alcuni punti cardine.

Il primo punto è l’azione, cioè il fare.

Il ballo è azione e infatti la sua magia sta nel fare, nel provare, nel lanciarci.

Sì la sintonia, sì capire i movimenti, sì ascoltare il maestro, sì parlare della danza, vedere i film, capire… ma poi c’è il momento in cui ci dobbiamo lanciare. Arriva l’attimo in cui ballare davvero ed ecco che ci si pesta i piedi, a volte si hanno dubbi, altre si perde la speranza, ci si dice:

  • Forse non ho il fisico giusto…
  • Il mio corpo è inadeguato al ballo
  • Non ho la cultura…
  • Non sono capace…
  • Non riesco…
  • Ho problemi a stare sulle punte…
  • Ho problemi di equilibrio…
  • Ho problemi di femminilità…
  • Sono un uomo non so ballare…
  • Sono un uomo, non posso ballare…
  • Sto facendo movimenti difficili che non ho mai fatto…

  • Possono piacerci subito tantissimo e poi dopo le prime lezioni sembra che non ci riusciamo più.
  • Poi possono anche piacerci dopo uno stress iniziale.

La verità è che nessuno di noi non è adatto, solo non è abituato a certi movimenti che però possono diventare “naturali” con la ripetizione.

  • Con la pratica.
  • Con la sintonia che si instaura.
  • Con la calma e con l’accettazione di ciò che sentiamo, mentre lo stiamo sentendo.
  • Con l’aiuto di qualcuno che ci guida in modo sicuro e accogliente.

Vale nel Tango e anche nel Forrò: ogni passo è un passaggio che ci apre nuove porte.

Nel momento preciso in cui appoggiamo il piede e iniziamo a danzare, a ballare davvero, accade il cambiamento. Lo stesso del movimento tre del Tango che facciamo con i nostri clienti: l’enactment.

Senza il movimento tre del tango, non possiamo creare cambiamento nei nostri clienti, accompagnandoli verso nuovi segnali emotivi più chiari, più specifici… e non possiamo avere il cambiamento in noi.  Vale anche per noi, nella nostra formazione. 

Per noi terapeuti, il nostro enactment sono i role playing, le supervisioni, è filmare i nostri video e farli vedere ai supervisori e ai colleghi; è vedere nella pratica, uscire nella testa, entrare anche nella paura ma in ambiente sicuro in cui sappiamo di poter anche correre rischi, perché non stiamo mai correndo da soli.

Ma ricordiamoci insieme i movimenti, uno per volta.

Il tango EFT

1. Present Process – Pensare al presente, Rispecchiare il momento presente 

Nel contesto di un’alleanza terapeutica in sicura, il primo passo del terapeuta è quello di offrire al/ai cliente una descrizione sintonizzata e semplice del processo che si sta verificando nel presente, in presenza del terapeuta. Per fare questo è necessario rintracciare e nominare in modo collaborativo i processi esperienziali e interattivi che si verificano, sia quelli all’interno del cliente sia nelle interazioni tra il cliente e il terapeuta o un altro reale o immaginario nella stanza. È essenziale che ciò avvenga in modo descrittivo, normalizzante ed evocativo (senza commenti valutativi) che favorisca l’esplorazione impegnata al limite dell’esperienza o della consapevolezza dei modelli interattivi di una persona, piuttosto che in un modo intellettualmente discorsivo o razionalizzante. – Sue Johnson

Vale per ogni ciclo di interazione, sia tra i partner, sia nell’individuo, sia nelle famiglie, perché la danza è sempre relazionale. Anche quando a ballare è una singola persona.

Il fine di questo primo movimento è aiutare i clienti a vedere il movimento in cui si perdono, si bloccano, dove le cose diventano difficili. Guardare, conosere, definire e riflettere il loro “caos”. Dire ok, rallentiamo, ci fermiamo qui, questo è un buon punto per lavorare, descriviamolo insieme e guardiamolo in modo accogliente non giudicante e non patologizzante.

2. Assemblare il “puzzle” delle emozioni, distillarle e approfondirle

Come aiutiamo i clienti a scoprire la loro esperienza emotiva in un modo che sia tangibile e rilevante per loro? Ci concentriamo sugli elementi fondamentali dell’emozione e poi li mettiamo insieme. Cioè, li assembliamo con il cliente in un insieme che crea un senso di completezza, un’esperienza del tipo “Sì, è così, è così che mi sento e ha senso”. Questo apre la porta a un’ulteriore scoperta e a una maggiore consapevolezza di emozioni più nascoste o non riconosciute. L’assemblaggio degli affetti di un cliente è un concetto relativamente semplice, ma si rivela estremamente utile nella pratica clinica. Affrontare le emozioni in modo efficace e sistematico, essere in grado di alzarle e abbassarle, o ordinarle quando sono caotiche, può sembrare un compito schiacciante. – Sue Johnson

Assemblare le emozioni dei clienti, trovare le possibili cause, riflettere su percezioni, risposte corporee, tendenze all’azione; unire i pezzi del “puzzle” e osservare l’insieme per poi approfondirlo.

Il processo stesso non solo aumenta la consapevolezza, ma migliora anche l’equilibrio emotivo.
Gli elementi dell’emozione che andiamo ad esplorare, distillare, e assemblare nuovamente in modo più ordinato e coerente, che la Arnold descrive sono:

  • Trigger
  • Percezione iniziale
  • Risposta del corpo
  • Creazione di un significato
  • Tendenza all’azione

Questo elemento finale sposta l’emozione non solo nell’ambito della motivazione personale, ma anche in quello interpersonale. L’emozione organizza le azioni verso gli altri, e i segnali emotivi stabiliscono e vincolano nei confronti del sé. Questi segnali creano anche modelli di interazione abituali, o “danze” che poi si ripercuotono e inquadrano l’esperienza di ciascuno dei ballerini. Le emozioni muovono quindi le persone, e noi attraverso questo movimento li aiutiamo a vedere come.

Questo processo di scoperta e assemblaggio regola le emozioni nello stesso momento in cui le suscita e le distilla. Man mano che si verificano, le risposte emotive chiave vengono rese coerenti e integrate nel sé e nel sistema. Tuttavia, l’assemblaggio non è l’intera storia; è il preludio alla parte successiva del tango è – l’approfondimento e dell’esplorazione dell’esperienza emotiva. Una volta che gli elementi emotivi sono stati nominati e hanno acquisito un senso, il terapeuta si concentra sull’aumento del coinvolgimento con le emozioni centrali più profonde. In preparazione dell’enactment – Sue Johnson

3.  Pass It over (Enactment) – Coreografare l’incontro

«Catturare la musica emotiva e coreografare un incontro con il partner, il terapeuta, l’altro interiorizzato, o con una parte di sè.»

In questa fase il dramma interno del cliente si sposta nella sfera interpersonale e viene guidato a condividere con un’altra persona significativa le realtà emotive assemblate e distillate (e a volte approfondite) con cui ci si è confrontati nel movimento 2 del Tango. Nel corso della condivisione dell’esperienza emotiva con un altro significativo, una realtà emotiva nuova o ampliata viene resa esplicita, concreta e coerente, e il cliente arriva a possederla, da solo o insieme a qualcuno importante. – Sue Johnson

Gli enactment sono passi sintonizzati, non freddi cognitivamente, ma caldi, coinvolti e chiari.  Sono interazioni strutturate, ma emotivamente calde in cui aiutare i clienti a “ballare” in modo più fluido.

Sono necessari a creare il cambiamento in Terapia, sono il “Salva” del nostro computer per salvare il lavoro fatto fino a quel momento in seduta.

4. Process the Enactment – Processare l’incontro

Analizzare la coreografia rappresentata, provando a osservarla e sentirla, sempre nel momento presente.

Nel movimento 4 del Tango, il terapeuta riflette e riassume il processo di interazione, il dramma transazionale che nasce dalle nuove emozioni del cliente che vengono condivise direttamente,
emozioni del cliente che vengono condivise direttamente in modo impegnato. Con il cliente, il terapeuta esplora come è stata messa in atto questa emozione e come sono state ascoltate e integrate le risposte dell’altro (sia esso il terapeuta, il partner, un membro della famiglia, una figura di attaccamento immaginaria o persino una parte di sé rinnegata). Si possono anche esplorare i blocchi che impediscono di ascoltare l’esperienza o la risposta dell’altro. – Sue Johnson

5. Integrate, validate, Reflect Process  – integra e valida le emozioni con “un bel fiocco”

“Va bene che sia stato doloroso, è okay, più che okay: è la dimostrazione che siete entrambi terrorizzati all’idea di perdervi…”

Nell’ultima mossa del processo di impegno nuovo e più profondo con la propria esperienza e con gli altri significativi, il terapeuta riflette l’intero processo delle quattro mosse precedenti da una metaprospettiva e mette in evidenza i momenti e le risposte chiave significative, usandole per convalidare la forza e il coraggio di ciascun cliente.
Il messaggio che i clienti ricevono da questo intervento è che possono cambiare il loro modo di vivere e gestire le emozioni, di comprendere se stessi e gli altri e di iniziare a muoversi nelle relazioni chiave che definiscono la loro vita la loro vita. – Sue Johnson

Il Movimento 5 del tango è un momento di validazione e festeggiamento, di integrazione dell’esperienza vissuta, è prendere i clienti su un piccolo aereoplanino e volare su tutto il lavoro fatto fino a quel momento, farglielo vedere, festeggiarli!

Imparare i passi aiuta, parecchio. Ma come dice Sue Johnson, non basta: per danzare dobbiamo anche essere in sintonia, essere emotivamente presenti e sintonizzati sull’altro. 

E questo principio vale per i partner all’interno della coppia, per gli individui e, chiaramente, anche per noi terapeuti…

Tra l’altro, di nuovo celebrando la meraviglia della diversità (ne abbiamo parlato qui), questa danza, pur risuonando sulla medesima frequenza, non è affatto la stessa in tutto il mondo. Si adatta alla voce e allo stile e alla cultura del terapeuta, si riempie di sfumature e sonorità.

In Argentina e in molte parti del mondo è un tango.

In Brasile, è un Forrò!

Il Forrò è intenso, coinvolgente, ricchissimo di patos.

E’ anchessa una danza istintiva, fatta di sintonia e coordinazione, direi co-creata in diretta tra i ballerini.

Qualunque sia la musica, per noi terapeuti EFT, l’essenziale è ballarla insieme a chi ci guarda le spalle!

Nel Video Giulia Altera durante una lezione di forrò con il suo maesto Daniel Costa.

Approfondimenti sul Forrò: 

Bodies That Sing – Forró Music in a Traditional Setting”, written by Megwen Loveless,  a PhD Candidate in Social Anthropology at Harvard University. The mentioned essay is an excerpt from her dissertation on forró music and dance, currently in progress. Megwen lives in New Jersey, where she teaches Portuguese at Princeton University. – Revista, Harvard Review for Latin America

Approfondimenti sul tango:

Il Tango Argentino

All’inizio si ballava dentro le case, nei conventillos, nei peringundìn e nei bordelli, dove le donne venivano pagate per ballare con gli uomini. La lingua utilizzata in questo mondo è il Lunfardo, un miscuglio formato dalla contaminazione dell lingua castigliana con termini spagnoli, italiani, francesi, inglesi e tedeschi, caratterizzati dal “vares” ovvero il cambio della posizione delle sillabe all’interno della stessa parola. Presto il Tango venne scoperto dalla borghesia e da qui il salto ai salotti europei fu breve.

Bibliografia

“Teoria dell’attaccamento in pratica: Emotionally Focused Therapy (EFT) with Individuals, Couples, and Families” di Susan M. Johnson, 2019. Franco Angeli.

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