Long long time ago…

Ero a Roma per un congresso. Maggio 2017, ed ero da sola.

Alla fine della prima giornata, gli organizzatori mi aveano invitato a cena al loro tavolo. Durante la cena, avevo chiacchierato con un signore canadese, simpaticissimo. Non sapevo chi fosse, se non che chiamava John, che accanto a lui c’era sua moglie Sue e che entrambi erano favolosi. Avevamo riso e scherzato tutta la sera, raccontato storie, fatto battute irriverenti, parlato del mondo, dei viaggi, delle relazioni umane. Di come vedevamo la vita, di come vivevamo e avevamo vissuto la vita.

Il giorno dopo, aveva visto la moglie di John salire sul palco. Si trattava di Sue Johnson, la fondatrice dell’EMOTIONALLY FOCUSED THERAPY!
Il suo intervento mi aveva colpita moltissimo. Ascoltarla era come vedere un mondo che si spalanca, anzi, un universo intero! Ascoltarla era come trovare la strada di casa. Parlava di me, di noi, di cose che sentivo nella pancia da quando avevo sei anni. Di cose che leggevo nei libri e che trovavo così giuste, ma quando ne parlavo venivo guardata strana dai miei compagni di classe.
Quando poi, a cena, mi ero ritrovata allo stesso tavolo rotondo della sera prima, non avevo potuto evitare di dirle cosa avessi provato sentendola. Le parole mi erano uscite da sole.
“Ci vorrebbe qualcuno che insegnasse l’EFT in Italia” le avevo detto.
“Perché non lo fai tu?” mi aveva risposto lei. Lei, proprio lei: Sue Johnson!

Cara, carissima Sue,
Sono passati anni da quel momento, ma la sensazione è forte e il ricordo vividissimo, come se fossimo ancora a Roma, tu che ridi con quella risata squillante e io frizzata dall’emozione.

Non mi sembrava vero. Possibile che un tale luminare stesse parlando con me? Che proprio a me avesse appena detto – tranchant eppure determinatissima – “perché non lo fai tu? Sarai tu la Trainer Italiana”.
“Posso piangere?!” avevo risposto io.
E lei: “Assolutamente no! Puoi dirmi di sì, puoi iniziare a studiare e a renderla reale”.

Così avevo fatto: mi ero (subito!) iscritta alla formazione EFT con lei la settimana seguente, e avevo mosso i primi passi in quello che già sentivo come il mio mondo. La porta si era aperta durante un congresso qualsiasi. Una cena fortunata.
Per caso?
Forse, ma se ascolto la mia anima, riesco a sentire che non è stata solo la casualità…

La settimana dopo ero partita di nuovo ed avevo incontrato di nuovo Sue Johnson. Eravamo a Firenze per l’Externship.
Il penultimo giorno era stata organizzata una cena di gruppo in uno di quei ristoranti a menù prestabilito, lontano dall’albergo. Peccato che quella sera, la città fosse paralizzata da uno sciopero dei taxi.

I minuti scorrevano, e l’ansia lievitava come un soufflé. Sul taxi, accanto a me, c’erano tutti i peggiori pensieri che mi avevano attraversato nelle settimane e nei mesi precedenti: “Sei in ritardo di 45 minuti. Ti stanno aspettando tutti. Che figuraccia… ecco, vedi, hai fatto casino… di sicuro Sue cambierà idea su di te”
Quando arrivai, ben cinquanta minuti dopo l’ora concordata, e vidi che mi stavano aspettando tutti per poter iniziare la cena, compresa Sue, avrei voluto sprofondare! Ma lei sorrideva (più o meno, ma dopo mi sorrise davvero di nuovo quando le raccontai quanto mi sentivo a disagio per il ritardo). E come lei, gli altri. Quella è stata la prima occasione in cui ho sentito la forza della community EFT: una forza che accoglie, capisce e non giudica mai, nemmeno chi come me arriva con 50 minuti di ritardo!

In quel periodo, ero al settimo cielo, anche se capitava spesso di sentire la pressione. Sue Johnson aveva scelto me! Era a me che aveva offerto quella straordinaria chance. Sarò all’altezza? Mi chiedevo. Se non ci riesco? Sarò abbastanza brava? Sarò la persona giusta? E se poi faccio casino?

E così mi scriveva lei nelle sue email:  “In a way – afterwards – I thought of what happened – and thought – oh dear – she will feel pressured and will maybe want to back off – guess that didn’t happen!!!!!! I am glad I spoke my gut feeling about you TO you and look what you have done with it lady!!!”

Sue mi mise in contatto con il mio mentore, Lieven Migerode, andai a fare i core skills a Bucarest seguita da lui e da Simona Herb. Nell’aprile del 2018 ottenni la certificazione di terapeuta certificata EFT. Nel dicembre dello stesso anno, quella di supervisore. In quel periodo, ho incontrato Andrea che oggi è il mio favoloso socio. Eravamo entrambi “Helper” al corso di Zoya, madrina di EFT ITALIA, quando lei ci vede e ci dice “fatelo insieme”.
Andrea ha guardato me. Io ho guardato lui.
“Davvero?”
Eravamo a dir poco increduli, eppure…

L’anno seguente, ho iniziato il percorso da trainer, raggiungendo la certificazione a marzo 2020.

Sue: “I am impressed – I just made a suggestion and you just went off into the stars – I admire that!!!”

Sue, carissima,
Tra le emozioni che porto con me, c’è il momento in cui ci siamo riviste, ad Ottawa e mi hai detto che ero dritta come un arco una freccia, e poi hai aggiunto: “quanta pressione sto mettendo a questa ragazza”. La tua voce dolcissima non mi lascerà mai.
Eccomi di nuovo ad Ottawa: ti vedo ballare insieme al tuo adorato John. Siete vicini, innamorati, bellissimi… il mio cuore si scioglie, la vostra tenerezza mi commuove e il dolore che sento oggi mi avvicina a te e a quello che sei riuscita ad essere per migliaia di persone in tutto il mondo.

È passato del tempo. E quando Sue si è ammalata, e ha iniziato a presenziare sempre meno agli eventi internazionali, il mio splendido socio Andrea mi chiama e mi dice: Andiamo a trovare Sue a casa sua in Canada? la mia risposta immediata: SI ANDIAMO!!! Abbiamo subito aperto l’agenda e ci siamo inventati uno spazio dove andare a vivere questo meraviglioso viaggio.

Compriamo un biglietto aereo, arriviamo a Seattle, prendiamo una barca per Victoria. Mentre eravamo al porto, di mattina, non stavamo più nella pelle!
“Stiamo andando a casa di Sue!”
Eravamo elettrizzati, ancora increduli di cosa stavamo vivendo! Arrivati a Victoria, John è venuto a prenderci e ci ha portato da Sue che stava facendo la cyclette. Era in tuta, ed era in forma.
Quella sera siamo andati in un ristorante speciale, un posto stupendo. Ma a essere speciale, oltre al posto, era il parterre: Andrea e io eravamo in compagnia della psicoterapeuta che aveva dato vita al più rivoluzionario dei modelli al mondo.
Il giorno seguente, eravamo andati a fare una passeggiata e Sue mi aiutava con birdwatching. Si teneva al mio braccio. Sulla spiaggia di Victoria Sue ci indicava le isole e i paesaggi  difronte a noi, di un luogo cosi lontano nello spazio da casa nostra, ma che con l’incontro con Sue sentivamo familiare.

Me lo ricordo, cara Sue.
Ti sento ancora, qui, che ti appoggi per non scivolare sulle rocce e mi sorridi e mi parli… Ti vedo mentre sgranocchi i Krumiri che ti ho portato dall’Italia. Ridi. Sei tu, sempre tu…

Il ricordo va al nostro saluto, un saluto fatto si sorrisi e lacrime di gioia di commozione e già di mancanza, scambiate con Sue in un abbraccio profondo. Che rivissuto oggi ha completamente un altro significato.

C’è dell’altro.
Sono passate settimane, dal 23 aprile 2024, ovvero da quando Sue Johnson ha chiuso gli occhi su questo mondo che ha lasciato meglio di come fosse al suo arrivo. Sembrano giorni, queste settimane. Minuti. Non sembra vero. Il tempo si confonde in una nuvola che un attimo prima è piccola, e quello dopo gigantesca.

Due giorni dopo, scrivevo queste righe:

Ieri è stato il giorno del dolore, duro e puro. Oggi è ancora il giorno del dolore. E lo sarà ancora domani, e dopodomani.
Lo so Sue, ci hai lasciato qualcosa al di là del tempo, qualcosa che ci permetterà di sentirti di fianco a noi in tutte le sedute e non solo.
Ma io adesso sento soltanto la tua mancanza, mischiata alla gratitudine, mischiata alle tante parole che mi hai detto nel corso degli anni, ma mischiata anche alla sensazione di… non ti ho ancora raccontato questo Sue… e ora come te lo racconto?
A te, Sue io devo quasi tutto professionalmente, ho avuto la fortuna immensa di essere scelta da te e accompagnata da te in questo percorso, insieme a molti altri, e affidata ad altri colleghi meravigliosi che hanno avuto la fortuna di condividere moltissimi anni in più con te, e attraverso cui tu continuerai a vivere.
Mi terrò strette le tante volte in cui la stanchezza si faceva sentire e mi incoraggiavi con il tuo “Go girl go!!!!!!!” E ritrovavo energia e forza, e quanta ce n’è voluta, Sue… e quanta ce ne vorrà!
E anche adesso voglio solo sentire dentro di me “Go girl go!!!!!” perché ce n’è tanto bisogno.
Ma sono grata per questo, perché ho avuto questa fortuna enorme di essere connessa con te, e questo è qualcosa che ha arricchito la mia vita immensamente, e questi secondi di ricordi e connessione leniscono il male.
In questa foto uno dei miei ricordi più belli dopo il mio primo incontro con Sue! Dove dopo tante sfide finalmente ero al mio primo “Trainer Retreat” e Sue mi prese il volto fra le mani e mi disse “Well done Lady!!! I made a suggestion and you made it! Straight as an arrow – speedy and on target – you have done this!!!”
Il mio cuore esplodeva di gioia come ora esplode di tristezza.
E volevo tenerlo per me, ma poi altre parole risuonano in me: “Da soli non possiamo nulla, insieme possiamo tutto” E forse piangerla insieme e ricordarla insieme, aiuterà di più che la solitudine che sento in tanti momenti.
Se avete ricordi di Sue, momenti di gratitudine per lei, per favore, condivideteli.
Sarà come averla un po’ vicino ancora.


Da quanto non sento la voce di Sue? Da quanto non leggo le sue mail?
…Da poco, giusto un paio di sere.

Ne ho avuto bisogno, Sue.
Succede… e soprattutto, ci serve a rientrare in contatto con la parte personale.
Ho aperto la posta e rileggendo le tue mail, ne ho trovata una di qualche mese fa di cui mi ero dimenticata. Mi scrivevi che mi avevi sognata.
“Ti ho sognata”.
Mi scrivevi che nel tuo sogno, dopo il summit in Olanda, ci saremmo ritrovate in Italia, a Gubbio, a bere un bicchiere di vino e ad abbracciarci, ridere scherzare e chiacchierare.
“Chissà se riuscirò ad esserci…” hai scritto.


Sai dove mi hanno inviata Sue, esattamente 15 giorni dopo il Summit in Olanda? A fare una lezione di EFT a Gubbio....

Io non ho conosciuto solo la professoressa. Prima del luminare ho conosciuto Sue, i suoi occhi dolcissimi, il suo timbro vocale, i suoi modi. Un incontro “casuale” che casuale non è stato affatto mi ha cambiato la vita: mi sono sentita “vista” e poi scelta, senza dover dimostrare nulla. Investita di una fiducia enorme. E poi guidata, abbracciata, aiutata. Solo supporto, solo amore.

Un solo mese prima che mancasse, con Sue abbiamo registrato un video…
La vita è breve, dice nel video. Sii coraggiosa e rincorri obiettivi grandiosi.

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