…QUELLI CHE DANNO RISPOSTE SICURE

Stavo girovagando per la rete. A un certo punto, mentre passeggiavo nei pressi di un social media nato per collegare le persone in ambito professionale1, mi sono chiesta quali fossero i contenuti più cliccati, i post più visti e quelli che ricevono maggior plauso.

Restando nell’ambito di cui mi occupo insieme alla mia community di terapeuti EFT – Emotionally Focused Therapy – ho notato un pattern fatto di alcune caratteristiche:

I post che creano maggiore engagement:

1.  hanno titoli “catchy” che richiamano l’attenzione

“Se vuoi uscire dalla depressione, smetti subito di fare queste 3 cose!”

2. sono esplicitamente rivolti a una specifica nicchia di utenti: 

“10 cose che devi sapere prima di frequentare un narcisista”

“Le 5 caratteristiche di una persona borderline”

“4 cose da fare subito per smettere di procrastinare”

“fai questo test per scoprire se la tua relazione è tossica”

3.  Quasi sempre contengono una “promessa” implicita:

Evitare una certa situazione, risolvere un problema, uscire da un momento di disagio… 

4. Sono spesso quelli che danno risposte sicure.

“Come si crea un disturbo borderline?”

“Come si crea un disturbo narcisistico?”

“Quali sono i criteri diagnostici?”

“Come si risolve la procrastinazione?”

Ma anche: “Come non si risolve perché è buona?”

Tralasciando le prime tre caratteristiche, concentriamoci sull’ultima.

I post più cliccati e condivisi sono spesso quelli che danno risposte sicure

E ha senso che lo siano, visto che il nostro cervello Sapiens ama le certezze almeno tanto quanto diffida dall’ignoto.

Esplorando ogni giorno la foresta dell’animo umano, come terapeuti e non solo, ormai sappiamo che la resistenza all’incertezza è un fenomeno fisiologico, qualcosa che attiene ai principi base della sopravvivenza.

Di fronte all’ignoto, il nostro cervello ha bisogno di “disambiguare”, come dice Lisa Feldmann Barrett2, Distinguished Professor di psicologia presso la Northeastern University.

Letteralmente, il nostro cervello ha bisogno di togliere ambiguità.

Ecco che infatti, proprio per la loro natura, le certezze ci allontanano dai dubbi, anche solo per qualche momento, giusto il tempo di leggere un post…

La prevedibilità ci tiene tranquilli. Ci rende sereni.

Eppure, sempre come terapeuti, sappiamo anche come lavorare con la psicologia e stare con le persone, vuol dire muoverci nella “foresta dell’animo umano”. Una foresta nella quale troviamo sì indicazioni, linee guida e risposte, ma che ci chiede soprattutto la capacità di accettare che per quanto precisa, nessuna risposta potrà mai essere definitiva.

Nessuna categorizzazione potrà mai essere netta.

In tal senso, si era già espresso anche il DSM 5, muovendosi verso una maggiore fluidità dimensionale.

Confini meno netti, bordi sfumati, categorie, e sintomi che si fondono e a volte sovrappongono. (non su tutto naturalmente)

Per questo, nella nostra meravigliosa foresta dell’animo umano, i modelli umanistici da un lato sono molto affascinanti; dall’altro molto difficili da maneggiare.

Il cervello umano ama le risposte sicure.

Va pazzo per le certezze.

Si sente molto a suo agio con il principio di causa effetto.

Trovare una causa certa cui attribuire i nostri impicci ci fa sentire un po’ più al sicuro: magari stiamo ancora male, ma almeno sappiamo a cosa (o a chi!) dare la colpa.

Se è successo X, è colpa di Y.

Nelle dinamiche di relazione, sappiamo invece che è molto difficile trovare una correlazione causa-effetto.

Lavorare con le coppie e con gli individui, significa infatti accettare che le variabili sono molte. Tra le persone, esistono pattern che vanno avanti e si autoalimentano dalla notte dei tempi. Spesso dall’esordio della relazione stessa, o addirittura da prima.

È davvero difficile, se non impossibile, risalire all’inizio di una lite, o di una frattura, anche perché nei legami umani entrano in gioco anche altre dinamiche. Dinamiche che afferiscono alla storia degli individui, alle loro storie relazionali e a quelle personali, legate all’identità, alla percezione di sé, ai legami vissuti.

Come terapeuti EFT, e come esseri umani al servizio del benessere emotivo dei nostri clienti, ci è dunque chiesto di allenare due capacità molto importanti: 

  1. la tolleranza all’incertezza;
  2. la flessibilità.

“Allenare”, proprio come facciamo con i muscoli, un movimento dopo l’altro, da una ripetizione alla successiva…

La prima capacità è quella di tollerare l’incertezza, quella stessa incertezza che può spaventare noi come terapeuti, e i nostri clienti, accogliendo le emozioni con la massima apertura possibile. Con moltissima curiosità, che, come dice Mira JacobsonLa curiosità può essere curativa nelle situazioni difficili in quanto posso aprirmi a scoprire tutto quello che posso”.

Anche perché, c’è un rovescio della medaglia… Di fronte alle certezze assolute, il cervello umano da un lato si sente più tranquillo, ma dall’altro può entrare in un loop auto-giudicante. Nel leggere che la soluzione al nostro problema:

A) esiste

B) sembra facilissima

C) X persone ci sono riuscite

… potrebbe chiedersi “perché io no? Se tutte quelle persone ce l’hanno fatta, com’è che io non ci riesco?”

La domanda immediatamente successiva potrebbe poi essere: “Ci sarà qualcosa di sbagliato in me?”

Ma di questo ne parleremo prossimamente…

La seconda capacità da allenare è la flessibilità: la fluidità e la “morbidezza” che ci aiuteranno a seguire anche le incertezze che spaventano i nostri pazienti e noi stessi, per sintonizzarci con la bussola e con le lenti del modello dell’attaccamento e dell’amore. Ci permette di cambiare i nostri piani in seduta, non restare statici e sforzare i nostri clienti in strade che in quel momento sono desintonizzate con le loro emozioni. Ma ci permette di svoltare, seguire e scoprire altre strade, sempre dentro la mappa EFT.

Queste due abilità non richiedono talenti innati, né predisposizioni particolari. 

Sono movimenti che possiamo apprendere e sono danze che possiamo imparare a ballare, guidati nella nostra esplorazione del mondo da una bussola molto speciale.

Aiutati, nella nostra visione degli altri, e di noi stessi, dalle straordinarie “lenti” dell’attaccamento.

Cullati dall’emozione: “la musica che colora il nostro mondo” e che “letteralmente, ci muove e ci motiva3“.

Grazie a questi movimenti, grazie alla musica dell’emozione, e grazie alle lenti dell’attaccamento, ci sarà anche più facile guidare i nostri clienti verso il primo passo per uscire dai cicli che li fanno soffrire.

E, come ci insegna Sue Johnson, questo primo passo avviene riconoscendo i dialoghi demone.

Ne parliamo nel prossimo articolo…


  1. …letteralmente! ↩︎
  2. Lisa Feldman Barrett è Distinguished Professor di psicologia presso la Northeastern University, dove si occupa di scienze affettive, direttrice del Laboratorio Interdisciplinare di Scienze Affettive e autrice di numerosi articoli scientifici, nonché del saggio “How emotions are made”, 2017. ↩︎
  3. Sue Johnson, Leanne T. Campbell – “Guida per la terapia individuale focalizzata sulle emozioni”, Ed. Italiana a cura di Andrea Pagani e Giulia Altera, Franco Angeli, 2023  ↩︎
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