Scrivo questo post mentre mancano pochi giorni alla mia partenza.

Sto per attraversare attraversare un paio di volte l’europa, prima in Belgio per assistere ad una stupenda formazione in Terapia Focalizzata sulle Emozioni per Famiglie, l’EFFT, livello 2, e poi in Polonia, per ripetere per approfondire ancora di più la formazione in EFIT con due trainer bravissimi, Karin Wagenaar e Jef Slootmaekers [con cui tra l’altro condurremo insieme un workshop interessantissimo sulla vergogna a novembre].

Ma soprattutto, fra una decina di giorni, attraverserò l’oceano atlantico diretta in Brasile, per seguire lo sviluppo delle community brasiliane e condurre alcuni core skills ed Externship, e penso al viaggio che sto per compiere. 

Penso a questo viaggio, ma anche al Viaggio in sé.

Al suo significato emozionale, a quello simbolico, a quello fisiologico…

Ai suoi effetti. Ai suoi poteri.

Il viaggio non inizia quando partiamo. Non quando usciamo di casa e ci infiliamo nel traffico. Nemmeno quando siamo a bordo del mezzo che abbiamo scelto per spostarci.

Il viaggio parte sempre con un “e se…

In quel preciso istante, la nostra mente è già in movimento. 

Il corpo è ancora a casa, o in studio, ma il pensiero ha già lasciato la stanza. 

Questo mi ricorda dei viaggio dell’immaginazione che leggevo di “Alessio” quando ero bambina, un libro che tutti dovrebbero leggere, un libro che è stato il mio amico imamginario e che mi ha inziato al viaggio prima ancora del viaggio stesso….

In una frazione di secondo, ci vediamo già in viaggio, già lontani dalla panorama di ogni giorno, già proiettati in avanti.

Decidere cosa mettere in valigia, scegliere come spostarci, con quali mezzi, a quale costo, sono dettagli in più.

La straordinaria forza della nostra immaginazione non ha bisogno di un biglietto per partire: non appena scegliamo di andare, lei, l’immaginazione, inizia subito a fare predizioni e previsioni. In un battibaleno, ecco che subito ci proietta altrove.

Quando il viaggio è in corso e il corpo si muove, mentre cambia lo scenario fuori, cambia anche quello dentro.

Attraversiamo spazi e tempi, superiamo confini, valichi, passi e oceani.

Lo facciamo in senso fisico, e in senso simbolico.

Ogni traversata è un’esplorazione.

Ogni esplorazione è una vacanza, è una “vacatio” letterale, una sospensione che ci apre nuovi territori.

Ogni nuovo territorio ci lascia un regalo con poteri taumaturgici, capaci di curare la nostra anima, aprire il cuore e a volte addirittura guarire il corpo.

I sette poteri taumaturgici del viaggio

  • 1. Il Dilemma
  • 2. L’Attesa e la preparazione
  • 3. La Scoperta dell’Altro
  • 4. La meraviglia della Diversità 
  • 5. La Scoperta di noi stessi
  • 6. La Nostalgia
  • 7. Il Ritorno

Il dilemma: partire o non partire?

«L’unica cosa più impensabile della partenza era restare; l’unica cosa più impossibile del restare era andarmene.»

― Elizabeth Gilbert, “Eat, Pray, Love”

Non appena ci chiediamo se sia il caso di metterci in viaggio, mentre una parte della nostra anima è già a destinazione, un’altra parte fa i conti con la quotidianità e la routine. 

Da un lato la voglia di partire, dall’altro i mille impegni in calendario, i dubbi e la resistenza innata verso l’ignoto. Non serve pensarci coscientemente: ogni volta che immaginiamo di allontanarci dal nido, provare un po’ di ansia non è solo “normale”: è fisiologico!

L’attesa

«Non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo i segreti dell’avvenire, tutta la più alta sapienza d’un uomo consisterà in queste due parole: “Attendere e sperare”».

– Alexandre Dumas (padre), Il Conte di Montecristo, 1844

L’attesa è carica di suggestioni, di domande, e di speranze.

Ma anche di timori, di piccole e grandi ansie, di altri “e se…”

Di passi avanti e ripensamenti…

Fino al momento in cui sciogliamo il dilemma. Fino a quando la nostra anima si sente pronta ad abbracciare l’ignoto del viaggio.

Da qui in poi, le nuvole iniziano a dissiparsi e il sentiero si svela, srotolandosi davanti a noi come un tappeto magico.

La scoperta dell’Altro

L’esplorazione ci porta in un mondo nuovo. 

Un mondo “Altro”, fatto di panorami, profumi, cibi, culture diverse dal nostro ordinario. Un universo di persone uguali a noi, eppure lontane.

Lo stesso scheletro, le stesse cellule, lo stesso complicato sistema vitale sempre in cerca di equilibrio. Le stesse emozioni. Eppure abiti differenti. Altri aromi, altri tessuti, architetture e paesaggi. Usi e costumi ai quali non siamo abituati.

Di fronte al mondo Altro, alle volte possiamo chiuderci a riccio. Davanti alle differenze, possiamo annichilirci e lasciare che la paura dell’ignoto prenda il sopravvento. 

Anche questa reazione e le relative emozioni sono fisiologiche, addirittura istintive, perché la vita persegue la sopravvivenza cercando per quanto possibile di evitare l’incertezza. 

Per questo, a livello biologico, le creature viventi preferiscono la familiarità all’incertezza, i parenti ai non parenti, i simili a tutti gli altri. Questa è una preferenza che gli esseri umani hanno in comune con gli animali, ma anche con le piante, come di recente hanno dimostrato le scienze botaniche.

A differenza degli altri mammiferi e dei vegetali, noi però, ci siamo evoluti grazie alla nostra capacità di stringere legami, come ci insegna anche Sue Johnson, parlando di Homo Vinculum.

Nel corso di due-trecentomila anni siamo cresciuti grazie alle relazioni. 

Grazie alla nostra capacità di superare la paura dell’ignoto, ci siamo dati la possibilità di scoprire la meraviglia della diversità e il suo straordinario potere taumaturgico.

La meraviglia della Diversità

Esporci al mondo Altro è qualcosa che fa bene all’anima.

  • Apre i nostri orizzonti.
  • Ci mostra nuovi scenari.
  • Ci svela possibilità e realtà che fino a un momento prima ci erano aliene.
  • Ci rende un po’ meno chiusi, un po’ meno titubanti e parecchio più morbidi!

E questo sarebbe già molto, ma non è tutto!

Aprirci alla diversità, non fa bene solo all’anima, ma è incredibilmente positivo anche per il corpo.

  • Ogni volta che per esempio assaggiamo un cibo diverso dall’ordinario, senza accorgercene, stiamo migliorando la biodiversità del nostro organismo.
  • Ogni volta che cambiamo panorama, spingiamo il nostro cervello a creare nuove connessioni.

La scoperta di noi 

Esplorare il mondo Altro può anche darci l’occasione per un viaggio endogeno, alla scoperta di noi stessi.

Uscire dall’ordinario per entrare nello straordinario, da un lato ci permette di sperimentare la vastità degli altri universi. Dall’altro, ci può aiutare a capire meglio il nostro, magari anche sentendo che non importa quanto l’altro sia lontano… perché come noi è una persona che prova emozioni più o meno forti, più o meno piacevoli, ma tutte valide, tutte ok!

Ci aiuta a riconoscere e rivedere le nostre priorità, staccarci dalla routine ci rimescola le carte, dobbiamo riorganizzare il tempo, le cose davvero importanti da fare o da lasciare indietro. Ci fa selezionare e stare nel piccolo, portare con noi una minima parte del nostro mondo per entrare in un mondo più grande.

Ci rende più flessibili. E ne abbiamo parlato molto in questo post se volete approfondire.

Ci rende anche più pazienti, in un viaggio possono accadere mille e mille cose, che ci possono sconvolgere, cambiare i piani, mettere nella condizione oltre che della flessibilità anche della pazienza perchè semplicemente alcune cose non potremmo fare tutte e subito, o alle volte non potremmo farle proprio per condizioni fuori dal nostro controllo.

La nostra pazienza viene messa alle volte quindi molto alla prova, in diverse occasioni, ma sicuramente va anche a rinforzarla.

La nostalgia

Il viaggio ha anche un sesto potere. Quello di farci provare la nostalgia, un sentimento spesso sottovalutato, quando non frainteso.

La nostalgia è un sentimento magnifico che ci parla di legami e di radici. Di famiglia. Di attaccamento.

La nostalgia ci ricorda che c’è un mondo al quale desideriamo far ritorno.

Un luogo fisico, forse, ma soprattutto un luogo dell’anima, abitato dalle persone che amiamo. Queste persone ci aspettano. Sono lì per noi, per guardarci le spalle e offrirci il loro calore.

Il ritorno

Il settimo e ultimo potere del viaggio sta nel ritorno.

Nel momento in cui il viaggio è finito, noi siamo di nuovo a casa. 

Siamo di nuovo noi, ma siamo anche nuovi, grazie al mondo Altro che abbiamo esplorato e vissuto.

Condividere il viaggio non è solo riviverlo, ma comprende la condivisione delle nostre piccole grandi scoperte.

Siate coraggiosi, se potete, viaggiate!

“Viaggiare?
Per viaggiare basta esistere
passo di giorno in giorno
come di stazione in stazione
nel treno del mio destino
affacciato sulle finestre e sulle piazze
sui gesti e sui volti
sempre uguali e sempre diversi
come in fondo sono i paesaggi. ” Fernando Pessoa

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