Sue Johnson e Leslie Greenberg

Come distinguere tra i due approcci di psicoterapia diversi che hanno in comune la stessa sigla “EFT”?

Per conoscere i dettagli di: Emotionally Focused Therapy versus Emotion Focused Therapy: le differenze, partiamo… sì, dai punti di contatto.

L’acronimo è lo stesso: EFT per entrambi, così pure la traduzione italiana, Terapia Focalizzata sulle Emozioni.

Il focus è il medesimo: le “emozioni”.

Per entrambi i fondatori dell’Emotionally Focused Therapy, Leslie Greenberg e Sue Johnson, quella in psicologia non è la prima laurea, bensì la seconda!

Dopo esordi quasi agli antipodi (che scopriremo tra pochissimo), agli inizi degli anni Ottanta, i due iniziano a lavorare insieme dando vita all’Emotionally Focused Therapy. Dopo alcuni anni di lavoro in comune i due separano le loro strade:

  • Sue Johnson continua a sviluppare l’Emotionally Focused Therapy;
  • Leslie Greenberg crea l’Emotion-Focused Therapy.

È un peccato che l’inizio comune di questi due approcci e le somiglianze esperienziali e di acronimo, lascino spesso i terapeuti e i pazienti confusi e disorientati. Per prendere consapevolezza dell’uno e dell’altro approccio, e quindi comprendere le loro particolarità e differenze, proviamo a conoscerli meglio

Chi è Sue Johnson?

Sue Johnson

Sue Johnson nasce a Chatham, nel Regno Unito, due anni dopo la fine della II Guerra Mondiale. La sua formazione è profondamente umanistica: nel 1968, la giovane Sue Johnson consegue la sua prima laurea in Letteratura inglese presso l’Università di Hull, l’ateneo dell’omonima cittadina nella contea East Riding of Yorkshire.

Come ama ricordare, le sue prime osservazioni riguardo le relazioni umane risalgono a quando bambina, osservava le interazioni fra suo padre e i clienti del pub, e restando colpita degli scambi emotivi che avvenivano fra di loro.

Sue Johnson in quegli anni era alla ricerca di un’applicazione delle sue conoscenze umanistiche e decise di intraprendere una nuova avventura indirizzando i suoi studi verso la psicologia clinica.

Si trasferì in Canada, e nel 1984a Vancouver, conseguì un Ed.D. in Counseling Psychology presso l’Università della British Columbia.

A seguito dello sviluppo dell’Emotionally Focused Therapy, Sue ha ricevuto una serie di premi che riconoscono la formulazione del modello dell’EFT e il suo significativo contributo al campo della terapia di coppia e familiare e dell’attaccamento fra adulti. In particolare, è stata nominata nel 2017 membro dell’Ordine del Canada, la più alta onorificenza civile del suo, paese che riconosce risultati eccezionali, dedizione alla comunità e servizio al Canada. Inoltre nel 2016 è stata nominata psicologa dell’anno dall’APA (American Psychological Association) ed è stata premiata dall’AAMFT (American Association for Marriage and Family Therapy ) per il suo eccezionale contributo al campo della terapia di coppia e familiare.

Sue è fondatrice dell’Ottawa Couple and Family Institute (OCFI) e l’International Centre for Emotionally Focused Therapy (ICEEFT).

Chi è Leslie Greenberg?

Leslie Greenberg

Leslie Samuel Greenberg è uno psicologo canadese nato a Johannesburg, in Sudafrica, nel 1945, ed è tra i principali ideatori dell’Emotion-Focused Therapy.
Greenberg inizialmente studia ingegneria iniziando successivamente a lavorare in questo campo, finché decide di passare allo studio della psicologia, laureandosi prima e poi conseguendo il dottorato affiancando Laura North Rice, un’importante allieva di Carl Rogers all’università di Chicago.

Intorno alla metà degli anni Settanta, Greenberg inizia a fare ricerca in pisicologia, e da ex ingegnere si dedica allo studio di un modello matematico capace di definire l’interazione tra terapeuta e cliente.
La ricerca di Greenberg ruota intorno a:
1. empatia;
2. processo psicoterapeutico;
3. alleanza terapeutica;
4. emozioni nel funzionamento umano.

Gli esordi della sua carriera sono influenzati dal “modello costruttivista neo-piagetiano della mente” di Juan Pascual-Leone. Dopo un primo approccio terapeutico centrato sul cliente, Greenberg rivolge il suo interesse ad un altro approccio umanistico, la Psicoterapia della Gestalt.

La terapia della Gestalt è stata sviluppata da Fritz Perls, negli anni ’50 negli Stati Uniti  come terapia che integra le esperienze della tradizione psicodinamica freudiana, junghiana e reichiana, nonché i principi della filosofia zen, della teoria del campo di Lewin, della fenomenologia e della psicologia della Gestalt da cui prende il nome, che sottolinea che il tutto è differente dalla somma delle sue parti.

La Psicoterapia della Gestalt assume che per comprendere un comportamento è importante analizzarlo con lo scopo di averne una visione del campo, ovvero cercare di percepirlo nell’insieme del contesto globale e ambientale della persona.

Sue Johnson e Leslie Greenberg: partenza in comune, strade differenti


Negli anni Ottanta, Sue Johnson e Leslie Greenberg portano avanti una serie di studi e ricerche, dando quindi forma all’Emotionally Focused Therapy che di fatto nasce come approccio per la terapia di coppia.

Quindi anche se i due approcci hanno condiviso un inizio storico, integrando per la prima volta approcci sistemici ed esperienziali, si sono poi notevolmente discostati.

Mentre Sue Johnson si concentra sui legami relazionali, e amplia la teoria integrandola con la teoria sistemica di Minuchin e la Teoria dell’attaccamento, partendo appunto dalle relazioni di coppia, Leslie Greenberg prende invece una strada diversa, quella di un lavoro intrapsichico, in cui l’attaccamento e le dinamiche sistemiche non sono enfatizzate.
L’approccio di Greenberg, in origine chiamato “psicoterapia esperienziale di processo” (Greenberg, Rice e Elliott, 1993), si sviluppa come una terapia esperienziale-umanistica con un processo di cambiamento centrato sulle emozioni.

Sue pone in modo consistente la Teoria dell’attaccamento al centro del suo lavoro, amplia il modello dando anche grande importanza gli aspetti sistemici/interpersonali della terapia, e rivoluzionando così il mondo della terapia di coppia.

L’Emotion Focused Therapy: dall’individuo alla coppia

L’Emotion-Focused Therapy ha una connotazione intrapsichica e come abbiamo detto, nasce prima di tutto come terapia individuale per poi codificare anche modalità per lavorare con la coppia.

L’Emotionally Focused Therapy: dalla coppia all’individuo

L’Emotionally Focused Therapy di Johnson, invece, nasce primariamente come terapia di coppia per poi svilupparsi come terapia familiare e psicoterapia individuale.

Ad oggi è definita come un Modello – tre Modalità (ne abbiamo parlato qui, nel post “Perché la terapia di coppia funziona anche per i single”):

  • EFCT – Emotionally Focused Couple Therapy – di coppia
  • EFIT – Emotionally Focused Individual Therapy
  • EFFT – Emotionally Focused Therapy for Families.

Emozioni adattive e disadattive?!

Mentre l’Emotion-Focused Therapy distingue le emozioni in: emozioni primarie adattive, primarie maladattive, secondarie e strumentali, per Sue Johnson ogni emozione è valida.
Non esistono emozioni maladattive!
Ogni emozione è una risposta fisiologica naturale e conseguente ai bisogni di attaccamento, qualsiasi sia la loro portata.

Le Emozioni non sono irrazionali, sono la bussola con cui ci orientiamo e ci muoviamo nel mondo.

Le Emozioni sono l’Obiettivo e l’Agente di cambiamento. (Sue Johnson)

Per chiarire, c’è una differenza fondamentale tra il modo in cui l’emozione viene percepita e il modo in cui il terapeuta lavora con essa in questi due modelli.

L’approccio di Greenberg è un approccio individualistico supportato dalla ricerca sulla teoria delle emozioni. La prospettiva della Johnson è specificamente un approccio relazionale all’attaccamento, in linea con le ricerche passate e attuali sulla Teoria dell’attaccamento. La terapia focalizzata sulle emozioni di Sue privilegia quindi le emozioni primarie connesse all’attaccamento, (ad esempio, paura, disperazione, angoscia) ed i bisogni di attaccamento nella loro forma più profonda.

L’Emotion Focused Therapy: l’identità

Per semplificare, possiamo dire che l’Emotion-focused therapy si concentra sull’identità. In pratica riguarda ciò che il cliente sente e ciò che il sentimento gli sta dicendo.

L’Emotionally Focused Therapy: l’attaccamento

Rispetto all’EFT di Greenberg che invece si concentra sull’identità, il focus principale dell’Emotionally Focused Therapy è invece strutturato intorno alla Teoria dell’Attaccamento.

L’Emotionally Focused Therapy include un profondo aspetto esistenzialista, anche in questo caso – come per Irvin Yalom – il significato è interpersonale.

Les invece lo focalizza sempre sull’identità declinandolo nell’ottica di “autosalvaguardia”, sottolineando che lo scopo della relazione interpersonale è quello di regolare le emozioni.

Perché l’attaccamento?

Per Sue Johnson, così come per la nostra community – EFT Italia Community – che ne segue gli studi e i risultati clinici, l’attaccamento è l’essenza stessa della vita dell’essere umano, l’elemento fondamentale per la sopravvivenza e il benessere psicofisico della persona. ed è visto come “come prospettiva globale dello sviluppo della personalità e della regolazione delle emozioni” (Johnson 2019).

Viceversa, per Greenberg l’attaccamento è una componente aggiuntiva dell’identità.
La principale differenza tra i due approcci è quindi la persona, o ancora meglio, il suo ruolo primario nel processo terapeutico: le ricerche di Sue Johnson hanno una visione sistemica in ottica di co-regolazione, mentre quelle di Greenberg parlano di auto-regolazione.

Autoregolazione versus co-regolazione

Per l’Emotion-Focused Therapy, la persona può imparare da sola ad autoregolarsi. “I clienti imparano ad autoregolare le proprie emozioni attraverso l’internalizzazione di interazioni consolatorie con il terapeuta e sviluppando empatia verso il sé” (Greenberg, Paivio, 2003)

Estremizzando, l’autoregolazione si avvicina parecchio al concetto del “chi fa da sé fa per tre”!

Per l’Emotionally Focused Therapy, a partire dalla validità dell’attaccamento, la persona lo fa insieme a qualcun altro. “Siamo mammiferi con legami sociali e la coregolazione delle emozioni e la connessione con gli altri sono la nostra strategia di base per sopravvivere e prosperare.” (Johnson 2019)

Esattamente come dicevamo a proposito di “Homo Vinculum”, l’essere umano è sopravvissuto ai millenni e si è evoluto grazie alla sua capacità di stringere legami.

Se ce l’hai fatta, anzi, se ce l’abbiamo fatta come specie, è grazie alle relazioni che siamo riusciti a stringere, ai legami sicuri che abbiamo imparato a costruire… Le relazioni significative sono quindi la nicchia ecologica all’interno della quale ci siamo evoluti e sviluppati.

Nessun processo di crescita, nessun miglioramento personale e sociale, nessuna invenzione e nessun’opera delle arti e/o dell’ingegno è mai nata da sola. Ogni nostro risultato, come persone, come scienziati, come terapeuti e come esseri viventi, è figlio dei legami che ci nutrono.

Secondo Greenberg la differenziazione dall’altro e l’autosufficienza sono virtù da valorizzare in primis.

In una visone maggiormente allargata del funzionamento dell’essere umano secondo la Johnson il nostro bisogno di dipendenza effettiva dagli altri è inscritto nel nostro DNA di mammiferi. E attraverso l’espressione efficacie di questo bisogno, all’interno di una relazione emotivamente sicura con gli altri significativi, possiamo esplorare il mondo con la sicurezza che se, e quando ne avremo bisogno, tenderemo la nostra mano nel buio, e sapere che qualcuno la stringerà per aiutarci.

Giulia Altera e Andrea Pagani

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