Leonardo da Vinci pare fosse così portato a lasciare le cose a metà che Sigmund Freud lo accusò di essere vittima di “sterilità artistica”.

Siamo abituati a pensare che la tendenza alla procrastinazione sia sempre un nemico.
“Rimandare non va bene”.
“Indugiare e differire nel tempo è controproducente!”

La procrastinazione è il “nemicoche ci impedisce di portare a termine i nostri obiettivi, il “demone subdolo” che ci allontana dai nostri doveri, la “catena” che imprigiona la nostra determinazione…

Qualcosa da sconfiggere proprio come un avversario feroce.
Qualcosa da debellare, come un morbo.
Una guerra da combattere con tutti i mezzi che abbiamo…

Procrastinare, indugiare, rimandare, e differire sono atteggiamenti che siamo abituati a vedere sempre e solo come pattern negativi.

Infatti, ormai in rete esistono centinaia di test per capire se abbiamo o meno la tendenza a rimandare. E altrettanti consigli, più o meno autorevoli, su come superarla, per riuscire, finalmente, a ribellarci e sconfiggerla.

Il lessico usato sul tema è quasi sempre aggressivo. La narrazione spesso militare.
I consigli quasi unicamente rivolti a debellarla tout court, considerandola sempre e solo come qualcosa da “eradicare” dai nostri pattern.

Del resto, sappiamo che esistono situazioni in cui quest’attitudine alla procrastinazione può diventare invalidante:

  1. quando per esempio limita la nostra vita sociale e professionale;
  2. oppure quando diventa così frequente da farci sperimentare ansia, e/o vivere in una condizione di stress cronico.

Eppure…
Eppure mi chiedo se non ci possa essere dell’altro.
La procrastinazione è davvero sempre e solo un
baratro?
…una strada senza uscita?
…una trappola?

In altre, parole, è proprio vero che rimandare sia SEMPRE E SOLO un paradigma “disfunzionale”?
Inizio a pensare che ci possa essere dell’altro…

Mentre lo scrivo, mi rendo conto che istintivamente sto seguendo lo stesso pattern neurale che ormai diversi anni fa mi portò a mettere in discussione le teorie che sostenevano (sostengono) che le emozioni si dividano in adattive e disadattive.

Sono convinta che ci possa essere un altro modo per considerare questa tendenza. Che sia possibile un approccio più in sintonia con la scuola di pensiero della mia community
Un approccio più accogliente e meno giudicante.

Per mettere in discussione la mia stessa ipotesi, ho interrogato la rete in cerca di articoli scientifici.
Ne ho trovati diversi, che vi lascio nelle note e nelle fonti, ma dei quali vi riporto un paio di spunti:

  • E se la tendenza alla procrastinazione di Leonardo Da Vinci fosse stata ADHD?
  • E se la procrastinazione avesse effetti direttamente collegati a come ognuno di noi la percepisce e affronta?

Dalla mia ricerca, sono emersa con almeno tre buone ragioni a favore della procrastinazione consapevole.

  1. La tendenza alla procrastinazione, così come una diagnosi di ADHD non sono “il male”.
  2. Tutti noi prima poi rimandiamo qualcosa. Il punto è come ci sentiamo nel farlo!
  3. Non solo la procrastinazione cosciente può essere positiva, ma un approccio morbido ai mille impegni di ogni giorno può addirittura aiutare a raggiungere i nostri obiettivi.

I. La tendenza alla procrastinazione, così come una diagnosi di ADHD non sono “il male”.

Nell’articolo “Leonardo Da Vinci1: il genio mosso dalla procrastinazione“, gli autori si interrogano sul “paradosso” di Leonardo Da Vinci2, analizzando il punto di vista di Sigmund Freud e quello della neuropsichiatria più recente.

  1. Nel suo saggio psicanalitico su Leonardo del 1922, Sigmund Freud imputa la mancanza di disciplina, la facilità con cui si distraeva, e l’incostanza di Leonardo alla “nascita illegittima e dalle coccole della madre”.
  2. La neuropsichiatria moderna si chiede se tale tendenza non fosse invece collegata a un deficit di attenzione e iperattività (ADHD), un “disturbo comportamentale caratterizzato da continua procrastinazione, incapacità di portare a termine i compiti, vagabondaggio mentale e irrequietezza del corpo e della mente”.3

Rispetto agli anni Venti del secolo scorso, oggi abbiamo qualche informazione in più:

  1. una diagnosi di ADHD non è necessariamente invalidante, visto che “prescinde dal livello e dalle capacità intellettuali ed è sempre più riconosciuta tra gli studenti universitari e gli adulti con carriere di successo”4 .
  2. Anzi! Probabilmente, se incanalate positivamente, alcune caratteristiche dell’ADHD possono portare un vantaggio: “il vagabondaggio mentale può alimentare la creatività e l’originalità; l’irrequietezza può portare alla ricerca di novità e all’azione per il cambiamento5“.

II. Tutti noi prima poi rimandiamo qualcosa. Il punto è come ci sentiamo nel farlo!

L’articolo “Effetti della procrastinazione: effetti buoni e non6“, ci ricorda che alcune attività sono più impegnative di altre. E molto meno piacevoli. Per esempio, pagare gli F24 è molto meno entusiasmante di parecchie altre cose…

Se ci capita di rimandare a dopo compiti importanti, potremmo considerarci persone che procrastinano, il che potrebbe farci sentire stressati, e aumentare la sensazione di ansia.

Ma non dobbiamo dimenticarci che:

  • è una cosa che succede a tutti, prima o poi, e che in ogni caso, la procrastinazione è più diffusa di quanto si creda;
  • se da un lato la procrastinazione persistente può portare a stress e a un calo delle prestazioni, dall’altro la ricerca dimostra che temporeggiare intenzionalmente non è sempre negativo. Anzi, a volte, ritardare una scadenza può dare risultati positivi.

In sostanza, citando il sottotitolo dell’articolo, la procrastinazione ha benefici e conseguenze, a seconda di come la affronti.
A quest’ultima riflessione, ne aggiungo un’altra, altrettanto “unpopular”.

Non solo la procrastinazione cosciente può essere positiva, ma un approccio morbido ai mille impegni di ogni giorno può addirittura migliorare le nostre performance.

Per raccontarvi perché, vi invito a seguirmi in questa “passeggiata nel tempo”.


Long long time ago…

Ho undici anni e vorrei tanto andare a leggere, ma non posso: prima, devo finire il tema.
La tentazione è forte. Ho proprio voglia di continuare quel libro bellissimo.
Mi basterebbe chiudere il quaderno a righe e rimandare il tema.
“Posso sempre farlo dopo”.
“Anche domani…”
in effetti, non c’è nessuna fretta.

Eppure, ancora più forte della tentazione, sento una vocina che mi dice di non farlo.
“Prima il dovere e poi il piacere”.
“Giulia, no! Non procrastinare!”
“Non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi”…

Anche se so di avere ancora tempo, ben due giorni, prima della consegna del tema, so anche che se non lo faccio subito, mi sentirò in colpa.
Fare i compiti subito, addirittura in anticipo, vuol dire portarsi avanti.
Viceversa, andare a giocare senza prima aver fatto il mio dovere non si può. Non si deve!
Procrastinare non è una cosa buona, lo sanno tutti!

Ho solo undici anni e nella mia testa già ci sono pattern capaci di produrre sensi di colpa e stress.
Sono figlia di un mondo veloce, orientato alla produttività e al successo a tutti i costi. Il mio universo si regge su un sistema che non si può fermare. Che non deve mai rallentare. Che, per questo, ci spinge a desiderare più gratificazioni, più potere, e più oggetti che a loro volta ci richiedono di essere sempre più performanti.

Io ho solo undici anni e quindi ancora non ne ho idea, ma già sento che prima o poi questo sistema inizierà a starmi stretto. Così come diverse semplificazioni, e anche alcune regole che definiscono in modo perentorio cosa sia giusto e cosa assolutamente no.

Emozioni: adattive e disadattive.
Pattern e tendenze: funzionali, disfunzionali, patologiche.
Tra queste, la procrastinazione.

Un istante dopo aver concluso il mio tema da undicenne, ho finito le superiori e quello immediatamente successivo mi sono già laureata e, incredibile ma vero!, ho superato i trent’anni.
Del resto, si sa: “il tempo vola”…

Ed ecco che mi ritrovo a parlare a una community di centinaia di terapeuti che come me seguono l’Emotionally Focused Therapy a livello italiano, e migliaia e migliaia a livello internazionale. Con le persone che ho intorno, vicine anche quando ci separano chilometri e confini, parlo ogni giorno. Dal vivo, per telefono, via social e call.
Non solo: di recente ho anche deciso di ritagliarmi lo spazio per tornare a scrivere su questo blog.

La speranza è che lo straordinario approccio alle emozioni, non giudicante e molto più che “inclusivo” dell’EFT riesca a raggiungere sempre più persone.
Terapeuti e non, esseri umani alle prese con altri esseri umani, coppie e individui in cerca di una bussola per orientarsi nella “Foresta dell’animo umano”.

Per riuscire in questa sorta di mission impossibile, avrei potuto adottare diverse strategie.
Avrei, per esempio, potuto compilare una classica “To-do List”. Oppure mettere allarmi sui miei device e appuntamenti fissi nei miei Calendar.
Ma la scuola (di vita) dell’Emotionally Focused Therapy mi ha portato a scegliere un approccio molto più morbido.
Più possibilista e aperto.
Non meno “serio”, e certo non meno professionale.
Solo molto più facile da seguire. Più Fluido.

Ogni volta che penso a un tema, me lo appunto da qualche parte. E non appena mi ritrovo in viaggio, in aereo, o in treno, ecco che mi metto a scrivere.
Ogni volta che ho una bozza, e ho modo di mettermi davanti a uno schermo, la carico online, aggiungendola alle altre da rivedere.
Ogni volta che trovo dieci minuti per rivedere una bozza, la sistemo e la programmo.
Cerco di andare online con un nuovo post ogni domenica intorno alle undici del mattino, ma se per qualche motivo non ci riesco, pazienza! Il post può arrivare nel pomeriggio, o addirittura nei primi giorni della settimana…

Sono già tre mesi che questa strategia della “procrastinazione serena” sta dando i suoi frutti. A oggi, ho già messo online 18 articoli, tra le versioni italiane e quelle riscritte in inglese, che con una media di 1000 parole per articolo superano un totale di 18.000 parole.
Non sarà la Recherche di Proust, ma è qualcosa!


  1. Grey Matter Leonardo da Vinci: a genius driven to distraction” – Brain, Volume 142, Issue 6, June 2019, Pages 1842–1846, https://doi.org/10.1093/brain/awz131 ↩︎
  2. ↩︎
  3. Dalla definizione di Demontis et al., 2018 ↩︎
  4. (Palmini, 2008) ↩︎
  5. https://doi.org/10.1093/brain/awz131
    ↩︎
  6. https://psychcentral.com/health/good-and-bad-things-about-procrastination ↩︎
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