“Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. 

Tolstoj, Anna Karenina.

Anche se tutte le famiglie infelici sono infelici a modo loro, esistono alcune “micce” capaci di accendere le discussioni. Tra le dieci più diffuse, troviamo l’intimità, l’ordine e la pulizia, il denaro, i parenti, la cosiddetta “sindrome della falsa memoria”, i consigli non richiesti sulle attività dell’altra persona, l’educazione dei figli (ma anche degli animali da compagnia!), le vacanze, e l’abitudine alla ricerca del capro espiatorio.

Queste micce sono territori che conosciamo tutti, nei quali almeno una volta ci siamo trovati a passeggiare… 

10 territori che facilitano i litigi

  1. “Non lo facciamo abbastanza” versus “Pensi solo a quello” – signore e signori, il grande gap sotto le lenzuola.
  2. “Non ti sembra di esagerare?” – Ordine e pulizia: un partner creativo (altro modo per dire poco ordinato!) e l’altro super attento.
  3. Soldi: quando non ce ne sono abbastanza, quando un partner ha guadagni diversi dall’altro, abitudini e posizioni differenti… – chi vuole usare i risparmi  per cambiare auto, e chi per andare in vacanza; chi vuole risparmiare e chi non ci pensa nemmeno…
  4. Ricordi che non collimano – sindrome della falsa memoria: quella che ci porta inconsapevolmente ad addolcire il passato (sopratutto il nostro) e, per contro, ad appesantire quello altrui!
  5. “Io ci metterei più sale” – “Accelera” – “Hai messo l’ammorbidente?”: consigli non richiesti sulla guida, sulle ricette o su come il partner carica la lavatrice…
  6. “Non dare da mangiare a Giangiacomo fuori pasto!”– Questioni educative e comportamentali, tanto sui figli quanto sul levriero…
  7. “Non dirmi che andiamo di nuovo a pranzo da tua madre” – “Tua sorella non mi piace” – Parenti serpenti: quando la famiglia è fonte di crucci…
  8. “E se andassimo in campeggio?” – “Piuttosto sto a casa” – e viceversa – il tema vacanze può essere molto divisivo…
  9. “Fai sempre così” – “Non fai mai questo o quello…” – il lessico boomerang che trasforma un feedback in una critica.
  10. “Sei tu che non capisci” – “La colpa è tua…” – trova il cattivo: quando le cose non vanno come vorremmo, abbiamo bisogno di qualcuno da incolpare. 

Di questi dieci territori, l’ultimo, “Trova il cattivo”, confina con altre due zone: la “Polka di Protesta“,  e “Immobilizzati e Scappa”. 

Trova il cattivo, La polka di protesta e Immobilizzati e scappa fanno sono la descrizione dei principali cicli di interazione negativi che Sue Johnson chiama “i dialoghi demone”.

Dialogo demone n.1 – Trova il cattivo

Il primo ciclo, “Trova il cattivo”, può comprendere tre fasi:

  1. punta il dito contro l’altro; “Con te non si può mai parlare…” – “No, sei tu che non mi ascolti!”
  2. elenca le occasioni a supporto dell’attribuzione di responsabilità; “L’altro giorno, quando ti dicevo che in ufficio…” – “E tutte le volte in cui IO ti parlo del mio lavoro?”
  3. accelera, diventa sempre più veloce nel ribattere e a ogni nuova accusa risponde con altri rinforzi a conferma. “Sei tu che non ci senti!” – “No, sei tu che hai dei problemi mentali!”

Dialogo demone n.2 – La polka di protesta

Il secondo dialogo demone è il più subdolo, ma anche il più comune. Uno dei due partner insegue, protesta e accusa, mentre l’altro si ritira, resta in disparte, e sopporta in silenzio. Il partner nella posizione dell’inseguitore accusa l’altra persona, la quale risponde ritirandosi.

  1. Un partner si trova nella posizione dell’inseguitore
  2. un partner si trova in quella del ritirato 

L’accusa può partire con una critica che può sembrare riferita ad altro, come un comportamento specifico, una preferenza, o un’opinione del partner… 

Eppure molto spesso ha origine dalla percezione che l’altra persona sia lontana, emotivamente distaccata. Di fatto, ciò che porta alla chiusura (ossia alla lontananza e al distacco emotivo percepita dal partner nella posizione del ritirato), è la speranza di riportare la serenità nella coppia.

Il partner nella posizione dell’inseguitore provoca perché di fatto cerca di ottenere una risposta qualsiasi, anche negativa, pur di riavvicinarsi all’altro, sempre più lontano.

Qualsiasi cosa pure di non rimanere nel silenzio, un silenzio che sa di solitudine… di perdita della relazione.

Contemporaneamente, anche chi si ritira lo fa per lo stesso motivo: ritrovare il contatto con il partner in un ambiente più sicuro, più tranquillo e di serenità.

Entrambi soffrono, manifestando il loro dolore su sintonie diverse che però nascono da una stessa musica fatta dalle ferite connesse all’attaccamento ed alla distanza emotiva.

L’aspetto più pericoloso di questo secondo dialogo demone è che se non risolto,  può condurre a un terzo territorio/ciclo: quello che Sue Johnson ha definito “Immobilizzati e Scappa”.

Quando infatti il partner nella posizione dell’inseguitore si sintonizza sulle risposte del partner in quella del ritirato, e a sua volta prende le distanze, il rischio è che la musica smetta di suonare…

Dialogo demone n.3 –  Immobilizzati e scappa

L’aria è tesa. Il clima una volta mite e molto piacevole, si è via via raffreddato, fino a diventare addirittura glaciale. I partner sono chiusi in loro stessi. Evitano le discussioni. Stanno lontani da tutto ciò che potrebbe far scoppiare un altro – ennesimo – litigio.

La paura è tanta da spingere entrambi all’isolamento. 

Vivono ancora insieme, ma hanno quasi smesso di comunicare, ognuno arroccato sulla propria roccia…

Come interrompere il ciclo negativo?

Riconoscere queste dinamiche, può essere il primo passo per interrompere il “ciclo negativo”, come lo definisce Sue Johnson.

Come? Innanzitutto, facendo acquisire a entrambi i partner la consapevolezza che non c’è mai un solo colpevole, ma che sono entrambi “vittime”. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, non c’è proprio un colpevole, in quanto entrambi i partner di trovano intrappolati in questi dialoghi proprio nel tentativo di interromperli.

Quindi non sono solo “vittime”, ma sono anche co-creatori della danza, e quindi possono essere “alleati”, contro il nemico comune rappresentato dallo stesso ciclo disfunzionale (ossia uno dei dialoghi demone) che minaccia la felicità di entrambi

E quindi a rifocalizzarsi su quello che sta dietro questi movimenti: La necessità di ritrovare qualcosa che si è perso molto prima, e che oggi si tenta disperatamente di ritrovare facendo cose che purtroppo li tengono fermi e bloccati esattamente dove non vorrebbero essere.

Tutto qui? Per cominciare, diciamo che è già molto… Ma questa è solo una delle sette conversazioni per il cambiamento.

  1. Riconoscere i “Dialoghi Demone”
  2. Trovare i punti sensibili
  3. Ripercorrere un momento difficile
  4. Impegnarsi e connettersi
  5. Perdonare le offese
  6. Legarsi attraverso il sesso e il contatto fisico
  7. Mantenere vivo l’amore

Ne abbiamo parlato qui: “SETTE CONVERSAZIONI PER IL CAMBIAMENTO

Ma come posso fare queste conversazioni anche io con il mio partner?

In uno dei tantissimi WORKSHOP HOLD ME TIGHT® organizzati dalla community Italiana

Oppure privatamente e in modo intimo con un percorso di coppia volto alla riconnessione con un terapeuta formato in Emotionally Focused Therapy

La E.F.T. si focalizza sulla creazione e sul rafforzamento del legame emotivo tra i partner, identificando e trasformando i momenti chiave che nutrono una relazione d’amore adulta: essere aperti, sintonizzati e reciprocamente responsivi – Sue Johnson

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